NULLA VERITAS SINE TRADITIONE

21 giugno 2014

Quis ut Deus ?



Un giorno, Gesù disse a Santa Margherita Maria Alacoque queste aspre parole:

«Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini, da non aver risparmiato nulla, fino a esaurirsi e consumarsi, per testimoniare a loro il proprio amore. Ma dalla maggior parte di loro non ricevo in risposta che ingratitudini per le loro irriverenze e sacrilegi e per la freddezza e disprezzo che hanno verso di Me nell’Eucaristia. Quello che più mi ferisce, è che così agiscono anche cuori consacrati. Per questo, ti chiedo che, il primo venerdi successivo all’ottava del Corpus Domini, venga dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, comunicandosi in quel giorno, per ripararlo dagli insulti che ha ricevuto nel tempo in cui viene esposto sugli altari. Ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per diffondere con abbondanza gli influssi del suo divino amore su coloro che lo onoreranno in questo modo».

«Questo Cuore divino regnerà, nonostante tutti coloro che vorranno opporglisi; Satana finirà umiliato con tutti i suoi seguaci».

«Osserva in quale stato mi riduce il mio popolo eletto, da me destinato a placare la mia giustizia, e che invece segretamente mi perseguita! Se esso non si pente, lo punirò duramente. Una volta preservati i miei giusti, immolerò tutti gli altri al furore della mia collera».

13 maggio 2014

I Martiri Cistercensi di Casamari



Mentre al di là del Tevere vengono canonizzati dei personaggi che hanno mancato al proprio ministero, scendendo a patti con nemici ed eretici, noi vi raccontiamo la storia di quei veri servi di Dio che non ebbero esitazione alcuna ad immolare se stessi, piuttosto che tradire e rinnegare Nostro Signore Gesù Cristo. Eppure, malgrado le centinaia di miracoli esaurientemente documentati, costoro non sono stati proclamati santi nè beati. Vergogna!


I Martiri Cistercensi di Casamari
Casamari, † 13 maggio 1799

Il contesto storico
Il 23 gennaio 1799, le truppe francesi del generale Championnet occuparono Napoli, proclamando la Repubblica Partenopea. Nel successivo mese di aprile, i Francesi subirono però delle sconfitte in Lombardia, nella guerra contro l’Austria, che determinarono l’abbandono prima di Napoli e poi del Regno delle Due Sicilie. Le truppe di Championnet iniziarono quindi a risalire la Penisola, lasciando soli i patrioti della Repubblica Partenopea, che cadde definitivamente il 19-23 giugno, dopo un’eroica resistenza. Nonostante le promesse fatte dal cardinale Ruffo, il re, una volta tornato a Napoli, fece condannare a morte più di cento patrioti. Le truppe francesi, incalzate dall’avanzare del riorganizzato esercito borbonico e dalla presenza della flotta inglese, ancorata nelle isole di Ischia e di Procida, presero la via del ritorno, risalendo la strada litoranea attraverso Gaeta e Terracina. Un distaccamento di circa 15.000 soldati prese però la strada interna, giungendo il 10 maggio a Cassino, evacuata dagli abitanti, rifugiatisi sui monti. 
La millenaria abbazia benedettina di Montecassino fu devastata, saccheggiata e profanata, ma, fortunatamente, anche i monaci si erano messi in salvo, portando via gli oggetti più preziosi. 
La ritirata continuò nella provincia di Frosinone: Aquino, Roccasecca e Arce, furono anch'esse saccheggiate l’11 maggio. I Francesi, anziché deviare per Ceprano, si diressero a Isola del Liri, dove, il 12 maggio, perpetrarono ogni sorta di violenza, saccheggio, profanazione di chiese e distruzioni varie, questa volta con un efferato eccidio di oltre 500 abitanti, i quali avevano cercato di opporre una debole resistenza. 
Il 13 maggio, mentre la truppa riprendeva la strada per il nord, un gruppo di venti soldati sbandati penetrò all’interno dell’Abbazia di Casamari, alla ricerca di altro bottino.
L’Abbazia di Casamari, posta in una frazione del Comune di Veroli, appartiene all’Ordine Cistercense. In questo gioiello dell’arte gotico-borgognona, cenobio insigne di spiritualità, viveva la comunità dei monaci sotto la guida del priore padre Simeone Cardon. Il 13 maggio 1799, il clima era di paura, per le notizie degli eccidi e le devastazioni perpetrate dalla soldataglia francese. Alle otto di sera, mentre la comunità si accingeva al canto della ‘compieta’, che precede il grande silenzio della notte del monastero, il drappello di una ventina di soldati francesi irruppe all’interno dell’abbazia. 
Mentre quasi tutti scappavano spaventati, cercando un rifugio, sei monaci, coraggiosamente ed eroicamente, restarono a difesa dell’Eucaristia, tentando di nascondere le sacre pissidi o riparando alle profanazioni, raccogliendo le particole consacrate disperse sull’altare e per terra. La soldataglia atea sfogò su di loro la rabbia di non trovare denaro ed oggetti preziosi, tranne i sacri calici difesi dai monaci, e a colpi di sciabola, baionetta, fucile, uccise i sei cistercensi prima di lasciare l’abbazia. 
I corpi dei sei martiri furono poi sepolti dai confratelli, ritornati dopo il pericolo. Attualmente, le loro spoglie riposano nella chiesa abbaziale. Una serie di bei dipinti, opera di Mario Barberis, custoditi nel Museo dell’Abbazia, illustrano alcune fasi del martirio. Di seguito, si elencano i loro nomi, con brevi cenni biografici per ciascuno: Priore padre Simeone Cardon, padre Domenico Zawrel, fra' Maturino Pitri, fra' Albertino Maisonade, fra' Modesto Burgen, fra' Zosimo Brambat. 


Padre Simeone Cardon
Priore e cellerario, nacque a Cambrai. Monaco benedettino a Parigi, durante la Rivoluzione, fuggì dalla Francia e, il 5 maggio 1795, raggiunse rocambolescamente Casamari, dove vestì l’abito cistercense. 
Per bontà ed esemplarità di vita fu nominato prima economo e successivamente priore dell’abbazia. All’approssimarsi dell’esercito francese in ritirata, dapprima decise di fuggire con i monaci, ma poi esortò gli stessi a rimanere. 
Il 13 maggio accolse il drappello degli sbandati e distribuì loro cibo e bevande, ma davanti alla loro furia distruttiva, si nascose nell’orto. Riavutosi, ritornò nella sua cella, dove fu assalito dai soldati che reclamavano i tesori del monastero. Fu ferito alla testa ed alle mani, mentre cercava di parare i colpi di sciabola. 
Morì verso le sette del mattino seguente. Aveva cinque ferite: due colpi di baionetta nel corpo, un colpo di sciabola nella testa, uno sul braccio destro e uno sulla coscia sinistra.
Padre Domenico Zawrel
Maestro dei novizi, nato a Codovio, in diocesi di Praga, fu dapprima religioso domenicano della Congregazione di Santa Sabina di Praga. Arrivò a Casamari nel maggio 1776; il mese seguente ricevette l’abito di novizio e l’anno dopo professò i voti solenni. 
Nella tragica notte del 13 maggio raccolse per due volte le sacre specie sparse in terra, prima nella chiesa, poi nella cappella dell’infermeria, dove rimase in adorazione con altri due confratelli, fra' Albertino e fra' Desidero. Furono sorpresi da tre soldati, che gettarono per terra le particole, uccisero con due colpi di sciabola fra' Albertino, ferirono gravemente fra Desidero, “e infine lasciarono morto ai loro piedi anche il padre Domenico, dopo avergli tirati più colpi di spada sul capo ed in altre parti del corpo; subito spirò nella medesima cappella dicendo: Jesus Maria”


Fra' Maturino Pitri
Oblato di Fontainebleau, figlio di uno dei giardinieri del re di Francia, fu arruolato e poi destinato alla campagna in Italia. 
Nel gennaio del 1799 fu colpito da una terribile asma e da febbre, e fu ricoverato, con altri undici commilitoni, nell’ospedale “La Passione” di Veroli. 
Dichiarato prossimo alla morte, si confessò al Padre Simeone Cardon, che era capitato nell’ospedale, e gli dichiarò di voler vestire, se fosse guarito, l’abito cistercense. 
Tre giorni dopo, perfettamente guarito, fu nascosto per una notte nell’appartamento del curato dell’ospedale, don Giuseppe Viti, e di buon mattino fu poi accompagnato a Casamari. 
Il 13 maggio, raggiunto da un colpo di fucile nel corridoio del noviziato, si trascinò e morì nella sua cella.
Fra' Albertino Maisonade
Corista, francese di Bordeaux, dopo lo scoppio della Rivoluzione fuggì e si portò a Casamari, dove fu ricevuto ed ammesso fra i monaci del coro. 
Nel novembre del 1792 vestì l’abito di novizio e nell’anno successivo emise la professione semplice, secondo un privilegio, allora specialissimo, concesso alla Comunità di Casamari. 
Esemplare negli atti di vita comunitaria, manifestò sempre una devozione profonda per l’adorazione del Sacramento dell’altare. Il 13 maggio, all’arrivo dei francesi, invece di fuggire si ritirò in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, che era stato profanato nuovamente nella cappella dell’infermeria. 
Raggiunto dai soldati francesi, fu colpito e finito a colpi di sciabola sul posto, con padre Domenico Zawrel. 


Fra' Modesto Burgen
Converso, francese di Borgogna, fu dapprima religioso nell’abbazia cistercense di Settefonti. Durante la Rivoluzione, fuggì e si portò a Casamari, dove fu accolto fraternamente. Nel gennaio 1796 fu ammesso al noviziato e nell’anno seguente emise i voti semplici. Anch’egli religioso di vita esemplare, in quell’infausto 13 maggio fu inseguito nel corridoio del noviziato, dove fu raggiunto da un colpo di fucile e poi finito a colpi di sciabola.
Fra' Zosimo Brambat
Converso, milanese di nascita, chiese, alla fine del 1792, di essere ricevuto in Casamari. Trascorse due anni, secondo la consuetudine, con l’abito di oblato. Nel novembre 1794 fu ammesso al noviziato e nell’anno successivo emise la professione semplice nelle mani dell’abate Pirelli. 
In quel terribile 13 maggio 1799 fu dapprima raggiunto da un colpo di fucile e poi da colpi di sciabola mentre, nel disbrigo di un’obbedienza, “passava per la saletta per andare in refettorio, e avanti la scala della farmacia”. 
Riuscì tuttavia a nascondersi, ma tre giorni dopo, il 16 maggio, morì poco fuori delle mura del monastero, dopo essersi incamminato alla volta di Boville per ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi. 


(Tratto da un articolo di Antonio Borrelli)

05 aprile 2014

A proposito di Crociate...



Papa: mai fare crociate, no a trionfalismo.
Fede non è bandiera, strada migliore è testimonianza umile.

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 5 APR - "Se tu vai con la tua fede come una bandiera, come le crociate, e vai a fare proselitismo, quello non va. La strada migliore è la testimonianza, ma umile", senza "trionfalismo": "quello è un altro peccato nostro, un altro atteggiamento cattivo", "Gesù non è stato trionfalista".

Lo afferma papa Francesco nell'intervista ai giovani belgi trasmessa da una tv fiamminga, di cui oggi è stata diffusa la trascrizione integrale.

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A questa ennesima cretinata pronunciata dal simpatico vescovo di Roma, facciamo rispondere, seppure in modo indiretto, due illustri storici come lo scrittore Arrigo Petacco e il prof. Thomas F. Madden

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Il giornalista Arrigo Petacco nel libro "L'ultima crociata" sostiene che l'Europa e la Chiesa si trovarono nella doverosa necessità di difendersi di fronte alla jihad islamica. Un secolo prima della spedizione in Terra Santa i mussulmani avevano risalito il Tevere cercando addirittura di rapire il Papa.
"Le Crociate non furono guerre di aggressione, ma di legittima difesa di fronte alla jihad, la guerra santa iniziata secoli prima, all'assalto della cristianità". Lo ha detto Arrigo Petacco, giornalista e divulgatore storico, nel presentare il suo ultimo libro a Bologna.
In un incontro organizzato martedì 20 novembre da "Impegno civico" per presentare il libro "L'ultima crociata. Quando gli ottomani arrivarono alle porte dell'Europa" (Mondadori), Arrigo Petacco ha affermato di aver avuto l'idea per il libro dal discorso pronunciato da Benedetto XVI a Ratisbona.
Senza voler suscitare ulteriori polemiche, Petacco ha spiegato che le critiche all'Islam, contenute nel famoso colloquio avvenuto presumibilmente verso la fine del XIV secolo tra l'imperatore Manuele II il Paleologo e un saggio musulmano, spiegano perchè "le Crociate furono una necessità".
"I cristiani si sono trovati sempre a dover reagire a degli attacchi", ha detto Petacco, facendo notare ad esempio che, con un secolo e mezzo d'anticipo sulla prima Crociata, una spedizione musulmana aveva addirittura risalito il Tevere da Ostia, arrivando a saccheggiare San Pietro e a tentare il rapimento del Pontefice, che si salvò soltanto per un caso e in extremis.
"Se la Chiesa alla fine non avesse reagito, chiamando a impugnare le armi", ha affermato, "probabilmente oggi saremmo tutti musulmani".
Fino a quel momento, ha tenuto a precisare Arrigo Petacco, i Papi non avevano mai impugnato la spada: "Fino ad allora la Chiesa non aveva fatto altro che predicare il cristianesimo, e con intelligenza".
"C'erano state infatti le invasioni barbariche, ma la Chiesa, senza essere ricorsa alla forza, aveva mantenuto un grande prestigio, i barbari li aveva cristianizzati - ha spiegato -. Basti pensare che Carlo Magno, un franco analfabeta, era diventato imperatore del Sacro Romano Impero, con la benedizione e ricevendo la corona da parte del Pontefice".
Ma quando si affacciano in Europa, ha sottolineato, "i musulmani non sono un popolo barbaro, hanno già la loro religione, codificata e precisa, con un preciso disegno politico: l'islamizzazione del mondo. Perché Islam, ricordiamolo, significa ‘sottomissione'".
"Quando infatti - ha precisato infine lo scrittore - nel 1095 Urbano II proclamò la prima crociata, la cristianità stava per essere assorbita dall'Islam, che era dilagato nel Mediterraneo ‘a macchia d'olio', e con la spada aveva conquistato tutto il Nord dell'Africa e l'Asia Minore, circondato Costantinopoli e occupato la Sicilia, parte della Calabria, e tutta la Spagna, arrivando addirittura a varcare i Pirenei e ad entrare in Francia".
Qui i carolingi ne bloccarono l'avanzata nel 732, con la battaglia di Poitiers; ma da quel momento fino a quella che Petacco chiama l'"ultima crociata", organizzata nel 1683 per liberare Vienna dall'assedio dei Turchi, "gli attacchi e le incursioni islamiche sono stati continui, via mare e via terra, per secoli".

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La vera storia delle Crociate
I crociati non erano persone che aggredivano senza essere provocati, non erano avidi predoni, o colonizzatori medievali, come riportato in alcuni libri di storia.



Thomas Madden, professore associato e preside della facoltà di storia dell’Università di St. Louis (Missouri) e autore di “A Concise History of the Crusades”, sostiene che i crociati rappresentavano una forza difensiva che non approfittava delle proprie imprese al fine di guadagnarci in ricchezze terrene o in acquisizioni territoriali. Madden ha ripercorso il quadro sui miti più diffusi relativi ai crociati, a fronte dei recenti accertamenti che li destituiscono di fondamento. 


Quali sono gli errori storiografici più comuni sulle crociate e su chi vi prendeva parte?


Madden: Alcuni dei miti più comuni e le ragioni della loro infondatezza sono i seguenti:

Mito n. 1: Le crociate erano guerre di aggressione non provocate, contro un mondo musulmano pacifico. 

Questa affermazione contiene quanto di più sbagliato ci possa essere. Dai tempi di Maometto, i musulmani avevano tentato di conquistare il mondo cristiano. Ed avevano ottenuto anche notevoli successi. Dopo alcuni secoli di continue conquiste, gli eserciti musulmani dominavano l’intero nord-Africa, il Medio Oriente, l’Asia Minore e gran parte della Spagna.

In altre parole, per la fine dell’XI secolo, le forze islamiche avevano conquistato due terzi del mondo cristiano. La Palestina, casa di Gesù Cristo; l’Egitto, luogo di nascita del cristianesimo monastico; l’Asia Minore dove San Paolo aveva gettato i semi delle prime comunità cristiane - queste non erano la periferia della Cristianità, ma il vero cuore. E gli imperi musulmani non terminavano lì. Essi continuarono a spingersi verso Occidente, verso Costantinopoli, oltrepassandola e varcando i confini della stessa Europa. Le aggressioni non provocate erano quindi tutte dalla parte dei musulmani. Ad un certo momento, ciò che rimaneva del mondo cristiano avrebbe per forza dovuto difendersi o in caso contrario soccombere alla conquista islamica.

Mito n. 2: I crociati indossavano croci, ma erano in realtà interessati unicamente a conquistarsi ricchezze e terreni. I loro pii propositi erano solo una copertura sotto la quale si nascondeva una rapace avidità.

 Gli storici, tempo fa, ritenevano che in Europa si era verificato un aumento demografico che aveva portato ad avere un numero eccessivo di nobili cadetti, addestrati nell’arte bellica cavalleresca, ma privi di terreni feudali da ereditare. Le crociate quindi erano viste come una valvola di sfogo che spingeva questi uomini bellicosi lontano dall’Europa, verso terre da conquistare a spese di qualcun’altro. 

La storiografia moderna, assistita dall’avvento dei database computerizzati, ha fatto crollare questo mito. Noi sappiamo oggi che erano piuttosto i primogeniti d’Europa a rispondere all’appello del Papa del 1095, e a partecipare alle successive crociate. Andare in crociata implicava enormi spese. I signori erano costretti a vendere o a ipotecare le proprie terre per radunare i fondi necessari. Gran parte di loro, inoltre, non aveva interesse a costituire un regno oltre mare. Più o meno come i soldati di oggi, i crociati medievali erano fieri di fare il proprio dovere, ma altrettanto desiderosi di tornare a casa.

 Dopo i successi spettacolari della prima crociata, con la conquista di Gerusalemme e di gran parte della Palestina, praticamente tutti i crociati tornarono a casa. Solo una minima parte di loro rimase indietro al fine di consolidare e governare i nuovi territori.

 Anche il bottino non era granché. Infatti, sebbene i crociati sognassero vaste ricchezze nelle opulente città orientali, praticamente nessuno di loro riuscì anche solo a recuperare le spese sostenute all’inizio. Tuttavia i soldi e la terra non rappresentavano il motivo per cui avventurarsi nelle crociate. Essi andavano ad espiare i peccati per guadagnarsi la salvezza mediante le buone opere in una terra lontana. Essi sostenevano spese e fatiche perché credevano che, andando in soccorso ai loro fratelli e sorelle cristiani in Oriente, avrebbero accumulato ricchezze dove la ruggine e la tarma non corrodono. Avevano ben presente l’esortazione di Cristo secondo cui chi non prenderà su di sé la propria croce non sarà degno di lui. Essi ricordavano anche che “nessuno ha un amore più grande di chi dà la propria vita per gli amici”.

Mito n. 3: Quando i crociati conquistarono Gerusalemme nel 1099, essi massacrarono tutti gli uomini, donne e bambini della città, fino ad inondare le strade di sangue. 

Questa è una delle storie preferite da chi vuole dimostrare la natura malvagia delle crociate.

 Certamente è vero che molte persone a Gerusalemme furono uccise dopo che i crociati conquistarono la città. Ma questo deve essere considerato nel contesto storico del tempo. In ogni civiltà europea o asiatica dell’epoca, era normale ed accettato moralmente che una città che aveva resistito alla cattura ed era stata presa con la forza, apparteneva ai vittoriosi. E questo non comprendeva solo gli edifici e i beni, ma anche le stesse persone che l’abitavano. È per questo che ogni città o fortezza doveva valutare attentamente se poteva permettersi di contrastare l’assediante. Se no, era più saggio negoziare i termini della resa.

 Nel caso di Gerusalemme, la difesa fu tentata fino alla fine. Si calcolava che le formidabili mura della città avrebbero tenuto a bada i crociati fino all’arrivo di una forza proveniente dall’Egitto. Ma si sbagliarono. E quando la città cadde, essa fu saccheggiata. Molti furono ammazzati, ma molti altri furono riscattati o lasciati liberi.

 Secondo il criterio moderno questo può sembrare brutale. Ma un cavaliere medievale potrebbe far notare che un numero molto maggiore di uomini, donne e bambini innocenti vengono ammazzati mediante le tecniche moderne di guerra, rispetto al numero di persone che potrebbe cadere sotto la spada nell’arco di uno o due giorni. È utile osservare che in quelle città musulmane che si arresero ai crociati, le persone erano lasciate indisturbate. Venivano requisite le loro proprietà ed essi erano lasciati liberi di professare la propria fede.

Mito n. 4: Le crociate erano una forma di colonialismo medievale rivestito di orpelli religiosi. È importante ricordare che nel Medio Evo l’Occidente non era una cultura potente e dominante che si avventurava in una regione primitiva e arretrata. Era l’Oriente musulmano ad essere potente, benestante e opulento. L’Europa era il Terzo mondo.

 Gli Stati crociati, fondati in seguito alla prima crociata, non erano nuovi stanziamenti di cattolici in un mondo musulmano estraneo alle colonizzazioni britanniche dell’America. La presenza cattolica negli Stati crociati era sempre molto ridotta, solitamente inferiore al 10% della popolazione. Essi ricoprivano il ruolo di governanti e di magistrati, e altri erano commercianti italiani e membri degli ordini militari. La stragrande maggioranza della popolazione degli Stati crociati era musulmana.

 Non erano quindi colonie nel senso di piantagioni o fabbriche, come nel caso dell’India. Erano degli avamposti. La finalità ultima degli Stati crociati era di difendere i luoghi santi in Palestina, specialmente in Gerusalemme, e di fornire un ambiente sicuro per i pellegrini cristiani in vista in quei luoghi. 

Non vi era un Paese di riferimento per gli Stati crociati, con cui questi intrattenessero rapporti economici, né gli europei traevano vantaggio economico da tali Stati. Al contrario, le spese delle crociate finalizzate al mantenimento dell’Oriente latino, gravavano fortemente sulle risorse europee. Come avamposto, gli Stati crociati mantenevano un’impostazione militare. Mentre i musulmani combattevano tra di loro, gli Stati crociati erano al sicuro, ma una volta che i musulmani si unirono, furono in grado di far cadere le fortificazioni, catturare le città e nel 1291 espellere del tutto i cristiani.

Mito n. 5: Le crociate furono fatte anche contro gli ebrei.

 Nessun Papa ha mai lanciato una crociata contro gli ebrei. Durante la prima crociata un folto gruppo di malfattori, non associati all’esercito principale, discese nei paesi della Renania e decise di depredare e ammazzare gli ebrei che vi risiedevano. Questo fu causa, in parte di pura avidità, ma in parte derivava anche da un’errata concezione per cui gli ebrei, in quanto responsabili della crocifissione di Cristo, sarebbero stati legittimi bersagli della guerra. 

Il Papa Urbano II e i successivi Papi condannarono fortemente questi attacchi contro gli ebrei. I vescovi locali e gli altri ecclesiastici e laici tentarono di difendere gli ebrei, anche se con scarso successo. Analogamente, durante la fase iniziale della seconda crociata, un gruppo di rinnegati uccise molti cristiani in Germania, prima che San Bernardo riuscisse a raggiungerli e a fermarli.

 Queste realtà erano un disdicevole effetto collaterale derivante dall’entusiasmo delle crociate, ma non erano lo scopo delle crociate. Per usare un’analogia moderna, durante la seconda guerra mondiale alcuni soldati americani commisero crimini mentre si trovavano oltre oceano. Essi furono arrestati e puniti per tali crimini, ma il motivo per cui erano entrati in guerra non era di commettere crimini.
Crede che i contrasti tra Occidente e mondo musulmano siano in qualche modo una reazione alle crociate?

Madden: No. Potrebbe sembrare una risposta strana considerando che Osama bin Laden e altri islamici si riferiscono spesso agli americani come “crociati”. Tuttavia è importante ricordare che nel corso del Medioevo - e in realtà fino al tardo XVI secolo - la superpotenza del mondo occidentale era l’Islam. Le civiltà musulmane erano ricche, sofisticate e immensamente potenti. L’Occidente invece era arretrato e relativamente debole.
È interessante notare anche che, ad eccezione della prima crociata, sostanzialmente tutte le altre crociate dell’Occidente - e ve ne furono centinaia - non ebbero successo. Le crociate possono aver rallentato l’espansione del mondo musulmano, ma non ne hanno assolutamente procurato un arresto. Gli imperi musulmani hanno continuato ad espandersi nei territori cristiani, conquistando i Balcani, molta dell’Europa orientale, compresa la più grande città cristiana al mondo, Costantinopoli. Agli occhi dei musulmani del tempo, le crociate non erano considerate molto importanti. Normalmente, le persone del mondo musulmano del XVIII secolo non sapevano granché delle crociate. Queste erano invece importanti per gli europei, perché rappresentavano imprese notevoli, caratterizzate dal fallimento.
Tuttavia, durante il XIX secolo, quando gli europei iniziarono a conquistare e colonizzare i Paesi del Medio oriente, molti storici - in particolare scrittori francesi nazionalisti o monarchici - iniziarono a considerare le crociate come il primo tentativo dell’Europa diretto a esportare i frutti della Civiltà occidentale al mondo arretrato musulmano. In altre parole, le crociate furono trasformate in guerre imperialiste.
Queste interpretazioni della storia furono diffuse nelle scuole coloniali e divennero l’impostazione accettata nel Medio oriente e oltre. Nel XX secolo, l’imperialismo fu oggetto di discredito. Allora, alcuni nazionalisti arabi e islamisti fecero propria l’impostazione coloniale delle crociate ed iniziarono a sostenere che l’Occidente era responsabile delle loro afflizioni perché aveva depredato il mondo musulmano sin dai tempi dalle crociate.
Spesso si dice che le persone, nel Medioevo, hanno lunga memoria; è vero. Ma nel caso delle crociate, essi hanno recuperato memoria: ricordi fabbricati per loro stessi dai conquistatori europei.

Vi è qualche similitudine tra le crociate e la guerra contro il terrore di oggi?

Madden: A parte il fatto che i soldati di entrambe le guerre sono spinti dalla volontà di servire qualcosa che è più grande di loro stessi, a cui essi tengono, e che desiderano tornare a casa appena queste terminano, non vedo altre similitudini tra le crociate medievali e la guerra contro il terrore. Le motivazioni di una società secolare posti-illuminista sono molto diverse rispetto a quelle del mondo medievale.

In che modo le crociate si differenziano dalla jihad islamica o da altre guerre di religione?

Madden: Lo scopo fondamentale della jihad è di espandere il Dar al-Islam -- la dimora dell’Islam -- nel Dar al-Harb -- la dimora della guerra. In altre parole, la jihad è espansionistica e persegue la conquista dei non musulmani per porli sotto il governo musulmano. A coloro che vengono conquistati viene data una semplice alternativa. Per coloro che non appartengono alle “Genti del Libro” - ovvero i non cristiani o i non ebrei - la scelta è convertirsi all’Islam o perire. Per coloro che appartengono alle “Genti del Libro”, la scelta è sottomettersi al governo musulmano e alla legge islamica o perire. L’espansione dell’Islam, quindi, era direttamente legata al successo militare della jihad.
Le crociate furono qualcosa di molto diverso. Nel Cristianesimo, sin dall’inizio, fu sempre proibita la conversione forzata di qualsiasi tipo. La conversione per mezzo della spada non era possibile per il Cristianesimo. Diversamente dalla jihad, lo scopo delle crociate non era né quello di allargare l’estensione territoriale del mondo cristiano, né quello di diffondere il cristianesimo mediante la conversione forzata. Le crociate erano invece una risposta diretta e tardiva a secoli di conquiste musulmane di territori cristiani. L’evento che seguì immediatamente la prima crociata fu la conquista turca di tutta l’Asia minore nel corso dei decenni dal 1070 al 1090. La prima crociata fu lanciata da Papa Urbano II nel 1095 in risposta ad un urgente appello di aiuto dell’imperatore bizantino di Costantinopoli. Urbano II allora chiamò i cavalieri del mondo cristiano per accorrere in aiuto ai fratelli d’Oriente.
L’Asia minore era cristiana. Questa parte dell’Impero bizantino fu evangelizzata a partire da San Paolo. San Pietro fu il primo vescovo di Antiochia. Paolo scrisse le sue famose lettere ai cristiani di Efeso. Il credo della Chiesa fu scritto a Nicea. Tutti questi luoghi si trovano in Asia minore. L’imperatore bizantino pregò i cristiani d’Occidente di aiutarlo a riconquistare i territori e ad espellere i turchi. E le crociate rappresentarono questo aiuto. Il loro scopo, tuttavia, non era solo quello di riconquistare l’Asia minore, ma di riconquistare altre terre anticamente cristiane, che erano state perse a causa delle jihad islamiche. Tra queste vi era la Terra santa.
In una parola, quindi, la principale differenza tra le crociate e le jihad è che le prime erano una difesa contro queste ultime. Tutta la storia delle crociate orientali è una storia di risposta ad aggressioni musulmane.

I crociati ebbero qualche successo nella conversione del mondo musulmano?

Madden: Nel XII secolo alcuni francescani iniziarono una missione in Medio oriente nel tentativo di convertire i musulmani. Ma non ebbe successo in gran parte perché le leggi islamiche considerano la conversione ad altra religione come un’offesa capitale. Questo tentativo fu, peraltro, portato avanti separatamente rispetto alle crociate, le quali non avevano nulla a che fare con il discorso della conversione, e mediante mezzi pacifici di persuasione.

Come razionalizzò, il mondo cristiano, la propria sconfitta nelle crociate? I crociati stessi furono sconfitti?

Madden: Lo fecero così come gli ebrei del Vecchio Testamento. Dio non diede la vittoria al suo popolo perché era nel peccato. Questo portò ad un movimento di pietà di larga scala in Europa, il cui obiettivo era di purificare in ogni modo la società cristiana.

Il Papa Giovanni Paolo II, in realtà, ha chiesto scusa per le crociate. Le ha condannate...

Madden: Questo è un mito curioso, visto che il Papa è stato cosi palesemente criticato per non aver chiesto scusa in modo espresso per le crociate, nell’ambito della sua richiesta di perdono a tutti coloro a cui i cristiani avevano procurato del male ingiustamente. Il Santo Padre non le ha condannate, né ha chiesto scusa per esse. Egli ha chiesto scusa per i peccati dei cattolici. Recentemente è stato ampiamente riportato il fatto che Giovanni Paolo II ha chiesto scusa al Patriarca di Costantinopoli per la conquista crociata di Costantinopoli del 1204.
Ma in realtà, il Papa ha solo ribadito ciò che aveva detto il suo predecessore, Papa Innocenzo II (1198-1216). Quell’evento fu un tragico esempio di un attacco non andato a buon fine, che peraltro lo stesso Innocenzo II cercò in ogni modo di evitare. Egli ha chiesto scusa per i peccati dei cattolici che presero parte alle crociate, ma non ha chiesto scusa per le crociate stesse o per i loro risultati.


(fonte: www.zenit.org)


per approfondire:
http://www.documentazione.info/la-vera-storia-delle-crociate