NULLA VERITAS SINE TRADITIONE

3 novembre 2018

La Croce di Hendaye



Nel 1926, un misterioso volume rilegato in una lussuosa edizione di trecento copie, opera di una piccola casa editrice di Parigi, nota più che altro per le ristampe artistiche, tenne col fiato sospeso il mondo sotterraneo occulto parigino. Il suo titolo era "Le Mystere des Cathedrales" ("Il Mistero delle Cattedrali"). L'autore, Fulcanelli, asseriva che il grande segreto dell'alchimia, la regina delle scienze occulte occidentali, era chiaramente esposto sulle pareti della stessa cattedrale di Parigi, Notre-Dame-de-Paris.
La questione di Fulcanelli sarebbe stata motivo di interesse solo per gli specialisti della storia dell'occulto e psicologia anomala, fatta eccezione per il singolare mistero del capitolo extra aggiunto all'edizione del 1957 di "Le Mystere". Questa seconda edizione includeva un nuovo capitolo intitolato "La Croce Ciclica di Hendaye" e pochi altri cambiamenti nelle illustrazioni. Nessuna menzione circa questi cambiamenti appariva nella prefazione di Canseliet alla seconda edizione.
Dato l'utilizzo di Canseliet di qualsiasi altra cosa riguardante Fulcanelli, come dovremmo comportarci di fronte alla completa assenza di riferimenti a Hendaye nei lavori di Canseliet precedenti alla metà degli anni '50? Se il capitolo è opera di Champagne, allora Canseliet avrebbe dovuto saperlo. Non è una domanda triviale. Il capitolo su Hendaye è probabilmente il singolo pezzo esoterico più incredibile nella storia dell'Occidente. Offre prove che l'alchimia è in qualche modo connessa con l'escatologia, o il tempo della fine del mondo. E offre la conclusione che una doppia catastrofe sia imminente. Se Canseliet ne fosse stato a conoscenza, avrebbe sicuramente usato questo materiale, o quantomeno l'avrebbe menzionato. Tuttora, il silenzio è totale.
"La Croce Ciclica di Hendaye" è il penultimo capitolo del capolavoro di Fulcanelli. Dopo tutto il linguaggio tecnico ed erudito del resto di "Le Mystere", questo capitolo risulta chiaro e brillante proprio come la sua ambientazione basca. La descrizione del monumento e della sua collocazione è apparentemente chiara e diretta. Addirittura la stessa spiegazione apparente del monumento è semplice e virtualmente libera dal codice del Linguaggio Verde usato attraverso il resto del libro. O almeno, così sembra sulla superficie.
Possiamo datare la visita di Fulcanelli a Hendaye attorno ai primi anni '20 per il suo commento sulla speciale attrazione di una nuova spiaggia, piena di nuove ville. Oggi, Hendaye-Plage, la spiaggia aggiunta di Hendaye, pullula con boutiques, negozi di pesca ed emporii di tavole da surf, essendo diventata famosa come sosta forzata per il popolo internazionale di giovani nomadi con gli zaini a spalla.
Nonostante Fulcanelli dichiari, abbastanza ingenuamente «Hendaye non ha niente per attirare l'interesse del turista, dell'archeologo o dell'artista», la regione ha una storia piuttosto curiosa. Un giovane Luigi XIV incontrò sua moglie su un'isola nella baia sotto Hendaye, lungo il confine tra Spagna e Francia. Wellington passò di qui, facendo di St. Jean de Luz la sua base operativa contro Tolosa durante la fase finale delle Guerre Napoleoniche. Anche Hitler fece visita qui, durante la Seconda Guerra Mondiale; nel 1940 parcheggiò la sua macchina a breve distanza dalla croce di Hendaye.
«Qualunque sia la sua vera età, la croce di Hendaye mostra attraverso le decorazioni del suo piedistallo che è il più strano monumento del primitivo millenarismo, la più rara rappresentazione simbolica del Chiliaismo, che io abbia mai incontrato». Venendo da Fulcanelli in persona, questo è un grande vanto. Egli continua dicendoci che che «lo sconosciuto autore, che ha creato queste immagini, possedeva reali e profonde conoscenze dell'universo».
La Croce giace oggi in un giardino molto piccolo, a sud della chiesa. C'è un piccolo giardinetto con un parcheggio nelle vicinanze.
Alta circa 12 piedi, la Croce Ciclica di Hendaye padroneggia il giardino, come una misteriosa apparizione nella chiara luce del sole basco. Il monumento è marrone e scolorito, dall'alto dei suoi 300 e passa anni. La pietra inizia a crollare ed è chiaro che l'inquinamento - la croce siede a pochi passi da una strada trafficata sulla piazza principale - sta velocizzando la sua scomparsa. Le immagini e l'iscrizione latina sulla croce hanno non più di una generazione prima che l'inquinamento le spazzi via e il suo messaggio scompaia per sempre.
La base di pietra siede su una piattaforma larga ma irregolare di tre gradini, ed è vagamente cubica. Le misurazioni rivelano che sia un po' più alta di quanto non sia larga. Su ciascuna faccia ci sono curiosi simboli, una faccia di sole splendente somigliante ad alcuni dei solari americani, una strana formazione di "A" a forma di scudo tra le braccia di una croce, una stella con otto raggi e, il più curioso di tutti, una luna con faccia umana con un occhio prominente.

   

   

Su di questo piedistallo si eleva una colonna, che ricorda vagamente il classicismo greco, sulla quale poggia una croce greca rozzamente scolpita, con inscrizioni in latino. Sulla facciata con il sole, sul lato ovest, è possibile notare una figura con una doppia X sulla parte superiore della croce. Al di sotto, sul braccio trasversale, c'è l'iscrizione comune "O Crux Aves / Pes Unica": "Ave, o Croce, Unica Speranza". Sul lato opposto della croce superiore, in corrispondenza con la figura della stella, c'è il simbolo cristiano INRI.


Nel suo capitolo "La Croce Ciclica di Hendaye", Fulcanelli ci conduce in un tour guidato di questo monumento alchemico alla fine dei tempi. Inizia con l'iscrizione latina, che lui interpreta (in francese tradotto dal latino originale): «E' scritto che la vita troverà rifugio in un solo luogo». Continuando questa interpretazione, egli sostiene che la frase significhi «che esiste un luogo, un paese, dove la morte non potrà raggiungere l'uomo nel terribile momento del doppio cataclisma». Inoltre, solo un'elite sarà in grado di trovare questa terra.
Fulcanelli si sposta sull'iscrizione INRI, concludendo che: «abbiamo due croci simboliche, entrambi strumenti dello stesso supplizio. In alto c'è la croce divina, che semplifica il concetto scelto di espiazione; in basso c'è la croce globale, che fissa il polo nell'emisfero settentrionale e colloca nel tempo il periodo fatale di questa espiazione». La sua interpretazione esoterica di INRI, "dal fuoco la natura intera verrà rinnovata", conduce direttamente al discorso del Chiliasmo e alla distruzione purificatrice come preludio alla ri-creazione di un mondo paradisiaco. L'alchimia, secondo Fulcanelli, è il vero cuore dell'escatologia. Proprio come l'oro viene raffinato, così sarà raffinata la nostra era - dal fuoco.
Fulcanelli conclude il capitolo con una serie di metafore: «L'età del ferro non ha altro sigillo se non quello della Morte. Il suo geroglifico è lo scheletro, che porta gli attributi di Saturno: la clessidra vuota, simbolo del tempo che è finito, e la falce, riprodotta dalla figura del sette, che è il numero della trasformazione, della distruzione, dell'annichilimento». Fulcanelli ci confida: «il Vangelo di questa epoca fatale è quello scritto sotto l'ispirazione di S. Matteo. E' il Vangelo secondo la Scienza, l'ultimo di tutti ma per noi il primo, perchè ci insegna che, a parte un ristretto numero di persone (elite), periremo tutti. Per questo motivo, l'angelo è divenuto l'attributo di S. Matteo, perchè la scienza, che da sola è in grado di penetrare i misteri delle cose, degli esseri e del loro destino, puo' dare all'uomo ali per volare vero la conoscenza delle più alte verità, fino a Dio».
Dato che Fulcanelli ha collegato così apertamente Alchimia e Apocalisse, la vera natura di un meme gnostico e astro-alchemico è emersa nella coscienza collettiva. Questo significa che il segreto non è più custodito tra società elette. Per la prima volta sin dall'epoca delle cattedrali gotiche, il meme è riemerso dalle sue strutture di incubazione.
In un certo senso, la croce e il suo messaggio servono come prova che ci sono cose simili alle società segrete. Fondate nel corso della storia, queste società preservano e presentano il segreto della croce in diversi modi. La Kabbalah nel Giudaismo, il Sufi Islamico, la Cristianità esoterica, lo Gnosticismo e la Tradizione Ermetica sono stati i custodi di queste idee. Il messaggio centrale delle tre principali religioni occidentali, quello cioè che ci sia un momento escatologico nel tempo, è lo stesso segreto che giace nel cuore della croce di Hendaye. Il meme, l'abilità di capire il mito e le sue metafore, sembra essere sopravvissuto solo attraverso l'azione di queste società segrete e isolate.
La Croce di Hendaye si erge oggi nell'angolo sud-occidentale della chiesa di S. Vincenzo, l'angolo più trafficato della città. Nessuno nota il comunissimo monumento con il suo messaggio di catastrofe; probabilmente, era stato pensato proprio per essere così. Il segreto giace in bella vista.

Vincent Bridges

5 ottobre 2018

La medaglia di Campo dei Fiori



L'originale fu scoperto da Boyer d'Agen nel marzo del 1897 al mercato delle ferraglie di Campo dei Fiori a Roma. È un pezzo di ottone, con un diametro di 36 mm. Il viso ha un profilo maschile, capelli lunghi e barba corta, rivolto a sinistra e incorniciato da lettere ebraiche. Questo profilo somiglia ai ritratti di Cristo più verosimilmente autentici: il velo di Veronica, l'immagine di Edessa (a Genova), la Sindone di Torino. Essa corrisponde alla descrizione di Gesù fatta da Publio Lentulo, governatore della Giudea durante il regno di Tiberio Cesare e alle visioni di Anna Caterina Emmerick. Sulla destra del ritratto figura la lettera "Aleph" (natura divina, divina e umana, la verità, l'amore universale) e a destra le lettere "Yod, Shin, Vau" (evidente contrazione di Yeschouah, vale a dire, Gesù). Il retro reca un testo ebraico che significa: «Il Messia regnò. Egli è venuto in pace e, Luce dell'uomo, infatti, Egli vive».

Questa medaglia, della migliore fattura possibile, risale a prima della fine del terzo secolo. Cristiana e recante un testo ebraico, questa medaglia era quindi destinata ai cristiani, ebrei, che avevano ancora familiarità con la loro lingua sacra. Tuttavia, ne hanno poi perso l'uso a beneficio del greco a partire dal 135 (distruzione di Gerusalemme e diaspora). Meglio, redatta in un linguaggio chiaro, essa deve risalire a prima delle repressioni del 70 in Giudea, dell'imperatore Tito, e anche del 66 in Galilea, di Vespasiano, perché in seguito i cristiani adottarono per prudenza dei simboli allusivi (pesce, agnello...).

Prima delle persecuzioni, questo pezzo probabilmente servì agli ebrei cristiani come attestazione battesimale o eucaristica. Durante le persecuzioni (fino al regno di Diocleziano nel 305), mostrata con prudenza, doveva servire come segno di riconoscimento tra i discepoli di Cristo.

2 settembre 2018

Il Giglio e il Tridente