NULLA VERITAS SINE TRADITIONE

4 settembre 2010

Atlantide in Italia



«Stupisce - afferma il prof. Domenico Rotundo - che l’Agro Reggino, la terra più mitica d’Italia e d’Europa non sia stata oggetto di studio da chi, anche attraverso il mito, cerca di riconoscerne le verità contenute nei simboli, di ricostruire la storia dell’uomo, in particolare la storia delle origini postdiluviane, nella sua dimensione nascosta, quella che gli Antichi, gli Iniziati, hanno voluto occultare con le favole per meglio confondere i profani».

«Noi – prosegue lo studioso - abbiamo tentato di farlo, ci sembra con risultati apprezzabili. Siamo così pervenuti alla conclusione che l’élite sopravvissuta allo sprofondamento dell’Atlantide, dopo il Diluvio, si stabilì in Italia (già colonia del continente scomparso, come ha tramandato Platone) portando in salvo la Tradizione sapienziale, restaurando l’Età dell’Oro (Saturno e Giano-Enotrio) e la Regalità iniziatica (v. anche il mitico approdo in Italia, con la sua Arca, di Giano o Giove Licaone, il Giove del Diluvio). Da qui la localizzazione, nell’Agro Reggino e dintorni (che non a caso si trova al centro esatto del Mediterraneo e dove si verificano fenomeni naturali unici), del Regno di Italo (Giano-Noè), dei “Regni della Vita” da cui Vitalia, Italia), del Giardino delle Esperidi, dell’ “Origine degli Dei”, della Stanza delle Sirene e delle Nereidi, dei Campi del Sole dove pascolavano i “buoi” (nell’arcaica lingua greca=uomini e dunque uomini iniziati destinati a ripopolare e ricivilizzare il mondo, come scrive Catone nelle “Origini”) sacri ad Apollo, della dimora di Re Artù e della Fata Morgana (come non senza ragione ritenevano i Normanni), dell’incantato Castello di Klingsor…

Ce lo conferma non solo la tradizione classica, ma anche la tradizione nordica e celtica, quella mesopotamica, fenicia, ebraica, persiana, egizia, quella indoaria e persino, indirettamente, quella americana precolombiana. Fu, dunque, l’Agro Reggino il luogo di nascita del Giove storico (da cui anche Ovitalia, “Terra di Giove”) e del suo divin Figlio, Dioniso-Osiride. Non a caso, secondo i Pitagorici, il “Phallus” apportatore di Vita di Dioniso smembrato dai Titani, sarebbe approdato in Italia (Dioniso era detto “regnante in Italia” da Sofocle, era appellato “Reggino” da Orfeo di Crotone e dal neopitagorico Proclo, e dai Greci era ritenuto “il protettore della Grande Italia”).
E fu in Italia (nell’arcipelago delle Pelagie e di Malta allora unite) che Osiride-Dioniso fu crocefisso, esattamente come Gesù, il nordico Wotan-Odino e l’equivalente americano - persino nel nome - Wotan Odon. Tutto ciò, oltre a confermare quanto tramandato da Catone e cioè che l’Impero italico (di cui fu erede l’Impero Romano) al tempo dell’Età dell’Oro postdiluviana si estese in ogni angolo della Terra, si accorda con le antiche iscrizioni accadiche e sumere secondo le quali “all’epoca del Diluvio la Sovranità Celeste scese sulla Terra” e si sacrificò per la salvezza degli uomini. Non senza ragione Roma (i cui sommi sacerdoti o Cureti, residenti nella “Curia Calabra” presso la Reggia di Romolo, come tramandano Proclo e Callimaco, venivano scelti esclusivamente fra i Reggini, famosi per la pietà verso gli Dei, i quali si erano presi cura di Giove Fanciullo) divenne la sede per eccellenza del Rappresentante sulla Terra di Gesù Cristo, discendente diretto di Saturno Sabazio o Dioniso, equivalente a Sem, capostipite degli Arabi e degli Ebrei, i quali chiamavano l’Italia “l’Isola della rugiada divina” e la “Grande Terra”.

Non senza ragione Omero localizzò nell’area dello Stretto di Messina il favoloso Regno dei Feaci la cui capitale Skeria (Reggio) fu anche la patria dimenticata di Ulisse (nipote del reggino Eolo, Re dei Venti) che vi ritornò a morire; quegli stessi Feaci che nell’Agro Reggino custodivano gelosamente il Corno di Amaltea nutrice di Giove, il Vello d’Oro conquistato dall’eolide Giasone (Diomede) nel Giardino delle Esperidi, la Coppa del Graal… Ed è da quei Feaci o Sicani o Ausoni eredi di Atlantide (il cui nome risuona in quello di Italia: lo stesso Italo primordiale fu detto pure Saturno-Atlante) che discendevano i Troiani, i Galli-Celti, i Dalmati, gli ultimi Grecanici di Gallicianò in Aspromonte…

Nel volume si tratta anche, fra l’altro, della vera identità della dea Roma, figlia di Italo, e della vera identità del Nettuno che creò lo Stretto di Messina; del carattere solare-olimpico, legato ai miti delle origini, dell’arcaica cultura greco-reggina (da cui i Bronzi di Riace) e della sua diffusione nell’intero bacino del Mediterraneo e nell’Europa del Nord; della storia di Reggio prima di Anassilao, ricostruita anche sulla base dei miti; degli intensi rapporti fra la Città della Fata Morgana e l’Egitto dei Faraoni, nonché dai fraterni legami fra la stessa, Alessandria d’Egitto (progettata dal pitagorico reggino Diocle) e Roma».