NULLA VERITAS SINE TRADITIONE

8 maggio 2011

Un Grande di tutti i tempi: Sant'Atanasio



Tu fosti colonna dell'ortodossia,
sostenendo con dogmi divini la Chiesa,
o Gerarca Atanasio;
tu infatti hai predicato il Figlio consustanziale al Padre,
e confondesti Ario.
Padre santo,
supplica Cristo Dio di concederci la sua grande misericordia.

Sant'Atanasio, nato ad Alessandria d'Egitto nel 295, è la figura più drammatica e sconvolgente della ricca galleria dei Padri della Chiesa.
Caparbio difensore della ortodossia durante la grande crisi ariana, immediatamente dopo il Concilio di Nicea, pagò la sua eroica resistenza alla dilagante eresia con ben cinque esili, inflittigli dagli imperatori Costantino, Costanzo, Giuliano e Valente.
Ario, un sacerdote uscito dal seno stesso della Chiesa d'Alessandria, negando l'uguaglianza sostanziale tra il Padre e il Figlio, minacciava di colpire al cuore il cristianesimo.
Infatti, se il Cristo non è il Figlio di Dio, e non è egli stesso Dio, a che cosa si riduce la redenzione dell'umanità?
In un mondo che si risvegliò improvvisamente ariano, secondo la celebre frase di San Girolamo, restava ancora in piedi un grande lottatore, Atanasio, elevato trentatreenne alla prestigiosa sede episcopale di Alessandria.
Aveva la tempra del lottatore e quando c'era da dar battaglia agli avversari era il primo a partire con la lancia in resta: "Io mi rallegro di dovermi difendere", scrisse nella sua “Apologia della fuga”.
Atanasio di coraggio ne aveva da vendere, ma sapendo con chi aveva a che fare (tra le tante accuse mossegli dai suoi denigratori ci fu quella di aver assassinato il vescovo Arsenio, che poi risultò vivo e vegeto!), non stava ad aspettare in casa che lo venissero ad ammanettare. Talvolta le sue fughe hanno del rocambolesco. Egli stesso ne parla con molto brio.
Trascorse i suoi due ultimi esili nel deserto, presso gli amici monaci, questi simpatici anarchici della vita cristiana, che pur rifuggendo dalle normali strutture dell'organizzazione sociale ed ecclesiastica, si trovavano bene in compagnia di un vescovo autoritario e intransigente come Atanasio.
Per essi il battagliero vescovo di Alessandria scrisse una grande opera, la “Storia degli Ariani”, dedicata ai monaci, di cui ci restano poche pagine, sufficienti tuttavia per rivelarci apertamente il temperamento di Atanasio: sa di parlare con uomini che non intendono metafore e allora dice pane al pane; sbeffeggia l'imperatore, chiamandolo con nomignoli irrispettosi e mette in burletta gli avversari; ma parla con calore e slancio delle verità che gli premono, per strappare i fedeli alle grinfie dei falsi pastori.
Durante le numerose involontarie peregrinazioni fu anche in Occidente, a Roma e a Treviri, dove fece conoscere il monachesimo egiziano, come stato di vita organizzato in maniera del tutto originale nel deserto, presentando il monaco ideale, nella suggestiva figura di un anacoreta, Sant'Antonio, di cui scrisse la celebre “Vita”, che si può considerare una specie di manifesto del monachesimo.

(testo di Piero Bargellini)