NULLA VERITAS SINE TRADITIONE

21 ottobre 2011

Per chi è morto il Nazareno ?



Sabato 1° gennaio scorso Benedetto XVI invitava “i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà", ad unirsi a lui in pellegrinaggio ad Assisi nel mese di ottobre, per “fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore e rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace”. In un successivo comunicato del 2 aprile 2011, la sala stampa del Vaticano precisava che tale incontro avverrà il 27 ottobre prossimo, in commemorazione del 25° anniversario della storica riunione del 27 ottobre 1986 voluta da Giovanni Paolo II. Nel comunicato appare chiaramente che si tratterà di un incontro in cui ognuno è invitato alla preghiera. Dopo il ritrovo a S. Maria degli Angeli ed il pranzo “Sarà poi lasciato un tempo di silenzio, per la riflessione di ciascuno e per la preghiera”. Ugualmente nel pomeriggio, la marcia silenziosa verso la Basilica di San Francesco “Si svolgerà in silenzio, lasciando spazio alla preghiera e alla meditazione personale”. I fedeli sono invitati ad unirsi a questo incontro: “Il Papa chiede ai fedeli cattolici di unirsi spiritualmente alla celebrazione di questo importante evento ed è grato a quanti potranno essere presenti nella città di San Francesco, per condividere questo ideale pellegrinaggio”. Poste queste premesse vorrei mostrare perché un cattolico non può non solo partecipare a questo evento, ma deve con la preghiera ed il sacrificio ripararlo.
La memoria della prima riunione di Assisi
Il commemorare un evento significa assumerlo nella sua essenza e proporne il messaggio. Ora tutti ci ricordiamo ciò che fu la prima riunione inter-religiosa di Assisi del 1986. I rappresentanti delle diverse religioni furono invitati a pregare, ognuno il proprio dio, per la pace: Ricordiamo la cerimonia buddista nella Chiesa di San Pietro e la statua di Budda sul tabernacolo; i polli sacrificati agli dei sull’altare di Santa Chiara, gli spiriti invocati dagli indiani su sacerdoti e bambini nella basilica di San Francesco… Tali atti sacrileghi vanno direttamente contro il primo comandamento ed il primo articolo del Credo. Non si possono quindi commemorare ma soltanto riparare. Un evento come fu quello del 27 ottobre 1986, riprodotto in mondovisione, non fece che contribuire a radicare l’indifferentismo della anime: far credere agli uomini che tutte le religioni si equivalgono e che possono ugualmente condurre alla salvezza, propagando la falsa idea che le preghiere di qualunque religione sono gradite a Dio. Ciò è radicalmente falso poiché la fede ci insegna che ci si salva unicamente tramite Gesù Cristo e la sua Chiesa che è la Chiesa Cattolica. Se è vero che nelle false religioni vi possono essere uomini in buona fede, gli atti di culto praticate in esse sono superstiziosi e contrari al primo comandamento. Invitare qualcuno a compierli significa spingerlo oggettivamente al peccato.
Uno scandalo che si ripete
Il secondo motivo per cui occorre riparare è che lo scandalo del 27 ottobre 1986 si ripeterà quest’anno, anche se in maniera più velata e meno apparente. La preghiera dei diversi rappresentanti religiosi non sarà pubblica ma soltanto silenziosa. Ma quale Dio pregheranno in silenzio questi rappresentanti di tutte le false religioni se non i loro falsi dei? Invitare a pregare questi uomini come rappresentanti delle loro false religioni, non è il segno evidente che li si invita a pregare secondo il loro credo e le loro formule? Chi pregheranno, i musulmani, se non il dio di Maometto? A chi si rivolgeranno gli animisti, se non ai loro idoli? Come immaginare che Dio gradirà le preghiere degli Ebrei, fedeli ai loro padri, che hanno crocefisso Suo Figlio e negano il Dio Trino? Come potrà egli esaudire le preghiere, fatte in nome dell’Islam che rigetta la divinità di Gesù Cristo e i cui discepoli non cessano i perseguitare i cristiani? Come potrà egli gradire i suffragi di tutti gli eretici, scismatici ed apostati che hanno rinnegato la Sua Chiesa, fondata da Suo Figlio?
Ricordiamoci questa parola fondamentale di Gesù: “Nessuno viene al Padre se non per me”. Tutti questi rappresentanti religiosi saranno confortati nell’idea che la loro religione è ugualmente gradita a Dio. Ma questo è falso poiché come dice Nostro Signore: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato (Mc 16,16). Per questo un tale atteggiamento nei loro confronti è direttamente contrario alla vera virtù di carità che ci spinge a volere il bene più grande del nostro prossimo che è la sua salvezza eterna. «La dottrina cattolica – ricordava San Pio X - ci insegna che il primo dovere della carità non consiste nel tollerare convinzioni errate, per quanto sincere siano, né nell'indifferenza teorica o pratica per l'errore od il vizio in cui vediamo piegati i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale, più che nel loro benessere materiale. Questa stessa dottrina ci insegna che la fonte dell'amore si trova nell'amore di Dio, Padre comune e fine comune di tutta la famiglia umana, e nell'amore di Gesù Cristo. No, Venerabili fratelli, non c'è vera fraternità fuori dalla carità cristiana». (San Pio X, Enciclica Notre Charge apostolique all’episcopato francese, 25 agosto 1910). Confortare gli infedeli o gli eretici nelle loro false idee è quindi mancare gravemente alla carità.
La pace di Cristo snaturata
Una tale giornata è organizzata per la pace. Ma solo Gesù Cristo, Principe della pace, può concederla al mondo. Infatti non vi può essere pace senza la pratica della virtù. Ora solo Nostro Signore può dare all’uomo la forza per vincere le sue passioni ed instaurare la tranquillità dell’ordine nella sua anima. Solo la sua dottrina può rigenerare la società e fondarla sulla giustizia che genera la vera pace. Egli è la luce del mondo e chi lo segue non cammina nelle tenebre, mentre senza di lui non si può fare nulla. Allora voler esiliarlo nella ricerca della pace significa non soltanto utilizzare mezzi puramente umani, ma esporsi sicuramente a non ottenerla. Così scriveva Monsignor Fellay a Giovanni Paolo II per protestare contro il rinnovo dello scandalo di Assisi «I temi umanisti, terrestri, naturalisti di questi incontri, fanno scendere la Chiesa dalla sua missione tutta divina, eterna e soprannaturale, al livello delle idee massoniche, cioè di una pace mondiale al di fuori dell'unico Principe della Pace; Nostro Signor Gesù Cristo» (Lettera di protesta di Mons. Fellay a Giovanni Paolo II contro il rinnovarsi dello scandalo di Assisi il 28 ottobre 1999).
Assisi e Vaticano II: continuità o rottura?
Secondo l’attuale pontefice, l’insegnamento del Concilio Vaticano II non può essere inteso come una rottura con l’insegnamento del passato ma deve esservi continuità: “Vaticano II racchiude l’intera storia dottrinale della Chiesa. Colui che vuole obbedire al Concilio, deve accettare la fede professata durante il corso dei secoli e non può tagliare le radici per le quali l’albero vive”. (Lettera del 10 marzo 2009 ai vescovi). Ora chi ha dato la chiave di interpretazione del concilio e continua a fornirla sono gli insegnamenti e gli atti della gerarchia che ne ha ereditato la dottrina, come questo nuovo evento che ne costituisce un’ulteriore conferma. Ma il magistero ante-conciliare ha condannato senza riserva le riunioni inter-religiose. Un decreto del S. Uffizio del 1919 ribadiva il divieto già formulato da Pio IX nel 1864 di partecipare a “conferenze pubbliche e private indette da acattolici, i quali si propongono il fine di promuovere l’unione di tutti i gruppi che si dicono cristiani”. Condanna confermata da papa Pio XI nell’enciclica Mortalios animos del 1928. Come si può dunque affermare una continuità con il magistero tradizionale che condannava esplicitamente questo genere di riunioni, senza cadere nello storicismo e nell’errore modernista dell’evoluzione del dogma? La fede non cambia con il tempo e la missione affidata da Gesù alla Chiesa di predicare il Vangelo per ottenere la conversione di coloro che sono nell’errore rimane attuale. Non potremo quindi partecipare in alcun modo alla prossima riunione inter-religiosa di Assisi, commemorazione e ripetizione di uno scandalo immenso per la Chiesa. La nostra sarà una preghiera di riparazione.
Don Pierpaolo Maria Petrucci