NULLA VERITAS SINE TRADITIONE

19 dicembre 2020

Lʼorigine ellenica del Cristianesimo (seconda parte)

 


Questa origine greca del cristianesimo è già stata riconosciuta da un israelita, Isidore Lévy, che scrisse, nella Leggenda di Pitagora:

«Il Vangelo ha sedotto il mondo antico perché ha portato in prestito al fascino antico più penetrante, un prodotto del pensiero greco, erede di un lontano passato indoeuropeo».

Joseph de Maistre, da parte sua, dichiarò che il cristianesimo era essenzialmente greco.

Non è senza interesse ricordare qui ciò che Bergson, sebbene fosse anche un israelita, scrisse:

«Il cristianesimo è carico di filosofia greca». E aggiunge: «Non cʼè dubbio che il cristianesimo fu una profonda trasformazione del giudaismo. Una religione che era sostanzialmente nazionale fu sostituita da una religione in grado di diventare universale. A un Dio che si distaccava da tutti gli altri allo stesso tempo per la sua giustizia e il suo potere, ma la cui giustizia riguardava soprattutto i suoi sudditi, è succeduto un Dio di amore e che agì per tutta lʼumanità. Questo è il motivo per cui esitiamo a collocare i profeti ebrei tra i mistici dellʼantichità. Jahveh era un giudice troppo severo; tra Israele e il loro Dio non cʼera abbastanza intimità».

Bergson, da parte sua, era molto propenso a convertirsi al cattolicesimo quando morì. Ma ciò che conta per noi qui è vedere un israelita concordare sul fatto che il cristianesimo, come dice lui, non deriva dal giudaismo ma dal misticismo alessandrino, attraverso platonismo, pitagorismo, orfismo e dionisismo.

Tali valutazioni supportano singolarmente la nostra tesi; ma ce ne sono ancora altre. Dionigi lʼAreopagita, vescovo di Atene, per esempio, tende a ellenizzare il cristianesimo nei suoi scritti, composti nel V secolo, al tempo della lotta tra i cristiani ellenici e i giudeo-cristiani.

Nel Rinascimento, lʼAccademia dei Medici e gli umanisti si sforzarono di riportare il cristianesimo allʼellenismo, separandolo dal giudaismo. Ma papa Sisto IV cercò di far assassinare Lorenzo il Magnifico durante una messa; egli fuggì miracolosamente, ma suo fratello, Giuliano, non lo fece e cadde sotto i colpi degli assassini.

In una recente rivista, Jean Héring ha scritto:

«Alcuni Padri della Chiesa, come Clemente di Alessandria, ammisero che, almeno per i Greci, la filosofia greca era stata dʼinsegnamento per il cristianesimo e che i filosofi, come Platone, erano certamente ispirati dal Logos, la parola di Dio. SantʼAgostino, da parte sua, considerava la filosofia di Plotino da questa stessa prospettiva. E, in generale, la filosofia dei Padri della Chiesa e dei vecchi concili non sarebbe quella che è senza lʼesistenza della filosofia greca ed ellenistica».

Emile Gebliart a sua volta scrisse:

«Il 4° Vangelo, opera dello spirito greco, tutto impregnato di neo platonismo, ha lo scopo di riportare il cristianesimo allʼideale».

Agli albori del cristianesimo cʼerano cristiani ellenistici; questi ultimi, molto numerosi, avevano una chiesa a Gerusalemme (Atti VI, 9) e questi ellenisti protestarono contro gli ebrei.

Interromperò qui queste citazioni: esse ci dimostrano chiaramente che il cristianesimo è unʼestensione dellʼellenismo, non del giudaismo, e che il Vangelo di Giovanni è essenzialmente greco.

Lutero dichiarò che il Vangelo di Giovanni era il Vangelo per eccellenza, il Vangelo unico, senza precedenti. «Questo Vangelo, ha detto, sarebbe sufficiente; potremmo fare a meno degli altri».

Il primo commento sul 4° Vangelo fu realizzato dallo gnostico Eracleone (anno 150 circa). Più di mezzo secolo dopo, Origene lo teneva costantemente sotto gli occhi quando, a sua volta, commentava lo stesso Vangelo.

È grazie a lui che rimangono frammenti, che sono stati conservati per noi in riferimento ai primi quattro capitoli.

Il poeta Nonno, che visse ad Alessandria alla fine del IV secolo e autore del poema Dionisiache, pubblicò in greco una Parafrasi del Vangelo di Giovanni. Parlando di Cristo nel suo prologo, scrive: «Il Logos è un dio nato in cielo e che brillava sin dallʼinizio accanto allʼeterno Dio, autore del Cosmo. In lui era la vita, per lui tutto ciò che era animato o inanimato era fatto».

Le preoccupazioni filosofiche di Nonno collegano lʼellenismo al cristianesimo. Nelle sue Dionisiache, dopo aver narrato della conquista dellʼIndia da parte di Dioniso-Bacco, gli fa cantare, a sua volta, un Inno al Sole, che celebrava tutte le religioni.

Paul Le Cour